Bernini: “La chimica è il futuro, la qualità del nostro futuro

La ministra Bernini ribadisce il ruolo centrale della chimica e della ricerca multidisciplinare per il futuro del sistema universitario e industriale.
“La chimica ha segnato il progresso del nostro Paese, contribuendo al boom economico, portandoci un premio Nobel e facendo la differenza nel settore industriale e ambientale. Ha inquinato, ma renderà tutto più sostenibile”. Con queste parole, la ministra dell’Università e della Ricerca, Anna Maria Bernini, ha aperto il suo intervento all’evento Innovazione chimica come moltiplicatore di internazionalizzazione e competitività, tenutosi a Villa Madama. Nel suo discorso, ha sottolineato il valore della chimica nella ricerca, nell’industria e nella distribuzione, ringraziando Antonio Tajani per il suo impegno nel creare un sistema integrato, anzi, come lo ha definito, un vero e proprio “ecosistema”.
Un altro concetto chiave richiamato dalla ministra è quello della “multidisciplinarietà”. “La chimica – ha spiegato – è uno dei settori in cui la formazione multidisciplinare è essenziale. Le Università italiane si sono strutturate per fornire un approccio trasversale, con 125 corsi di laurea dedicati non solo alla chimica in senso stretto, ma anche alla chimica dei materiali, della sostenibilità, dell’industria, della cosmetica, dell’ambiente e persino all’intelligenza artificiale”. La Bernini ha poi sottolineato come il vero valore aggiunto sia la “materia grigia” dei ricercatori italiani, una risorsa inimitabile su cui puntare per il futuro.
Sul fronte accademico, la ministra ha evidenziato il ruolo fondamentale dell’interdisciplinarietà, anzi della “transdisciplinarietà, che deve essere sia verticale che orizzontale”. Ha ribadito l’importanza della collaborazione tra università, enti di ricerca, imprese e territori per la creazione di infrastrutture scientifiche all’avanguardia. “Abbiamo investito 11 miliardi per infrastrutture di ricerca che lavorino in sinergia, creando un ecosistema in cui si superino le tradizionali separazioni tra il mondo accademico e quello produttivo”.
Secondo la Bernini, oggi più che mai è cruciale il concetto di “internazionalizzazione”, un elemento imprescindibile per la crescita del sistema universitario e industriale italiano. Tuttavia, ha precisato, questo non deve indebolire l’identità delle piccole e medie imprese, ma piuttosto rafforzarle con una solida base scientifica. “Bisogna dare alle nostre PMI una forte impronta di ricerca – ha concluso – garantendo un collegamento stretto con gli enti di ricerca e una struttura nazionale che le supporti adeguatamente. Dobbiamo puntare sull’interoperabilità, non solo del capitale tecnologico, ma soprattutto del capitale umano. I cervelli non si fermano con le barriere, ma si fanno tornare con infrastrutture di ricerca adeguate”.