Anche gli scienziati più citati sbagliano: lo studio di Stanford e Cattolica

Il Prof. John P.A. Ioannidis, direttore del Meta-Research Innovation Center (Metrics) di Stanford

Uno studio di Stanford e Università Cattolica analizza gli errori e le ritrattazioni degli scienziati più citati al mondo.

Anche i più illustri scienziati possono incorrere in errori. Un’indagine condotta dall’Università di Stanford, in collaborazione con un team di ricercatori dell’Università Cattolica del Sacro Cuore di Roma, ha esaminato il fenomeno delle ritrattazioni scientifiche—la rimozione ufficiale di articoli per errori o problemi di integrità—tra gli scienziati più citati a livello globale. Pubblicato sulla rivista Plos Biology, lo studio è stato coordinato dal Prof. John P.A. Ioannidis, direttore del Meta-Research Innovation Center (Metrics) di Stanford, un centro di riferimento mondiale per l’analisi della qualità della ricerca. Per l’Università Cattolica, hanno contribuito il team guidato dalla Prof.ssa Stefania Boccia, ordinaria di Igiene e Medicina Preventiva e membro del Comitato Tecnico Scientifico, con il supporto del Dott. Angelo Maria Pezzullo, ricercatore in Igiene generale e applicata, e del Dott. Antonio Cristiano, specializzando in Igiene e Medicina Preventiva. I due studiosi hanno anche trascorso un periodo presso Stanford, lavorando direttamente con il gruppo di Ioannidis.

Nel dettaglio, lo studio ha incrociato i dati sulle ritrattazioni con un database aggiornato basato su Scopus, che raccoglie gli scienziati più citati (top 2% in ogni settore scientifico). Utilizzando il database Retraction Watch (RWDB), che monitora gli articoli ritrattati, i ricercatori hanno correlato il numero di ritrattazioni alla frequenza di citazioni ricevute dagli autori nei riferimenti bibliografici di altri studi. “Dei 55.237 articoli contenuti in RWDB al 15 agosto 2024—spiega la Prof.ssa Boccia—abbiamo considerato solo le 39.468 ritrattazioni riconducibili direttamente a cattiva condotta degli autori. Tra i 217.097 scienziati più citati per impatto dell’intera carriera e i 223.152 per impatto di un singolo anno recente (2023), rispettivamente 7.083 (3,3%) e 8.747 (4%) hanno avuto almeno un articolo successivamente rimosso.”

Lo studio mette in evidenza differenze significative tra i Paesi con il maggior numero di autori classificati nel top 2%. L’Italia, con un 4,1% di ricercatori coinvolti in almeno una ritrattazione, si posiziona nella metà inferiore della classifica: una percentuale più alta rispetto a Stati Uniti (2,8%), Regno Unito (2,2%), Germania (2,9%), Canada (2,6%) e Francia (2,2%), ma sensibilmente inferiore a Cina (8,2%) e India (9,2%). Taiwan (5,2%), Corea del Sud (5,1%) e Giappone (4,4%) registrano valori superiori. Nei Paesi in via di sviluppo, il tasso di ritrattazione tra gli scienziati più citati raggiunge livelli molto elevati, con i valori più alti in Senegal (66,7%), Ecuador (28,6%) e Pakistan (27,8%) nella classifica di impatto citazionale dell’intera carriera. La variabilità di questi tassi tra discipline e Paesi suggerisce differenze nelle pratiche di ricerca, nei sistemi di controllo e nella propensione alla ritrattazione.

“L’integrazione dei dati sulle ritrattazioni consente una valutazione più accurata dei profili degli scienziati più citati, contribuendo a un’analisi responsabile della ricerca—sottolinea la Prof.ssa Boccia—Tuttavia, è necessaria cautela nell’interpretazione di questi dati, poiché non tutte le ritrattazioni indicano necessariamente cattiva condotta. Un’analisi caso per caso è fondamentale. Ci auguriamo che questo database rappresenti una risorsa utile per la meta-ricerca e per approfondire le pratiche scientifiche”, conclude.