Green Deal e Industria Automotive: Cesare Pozzi avverte sui rischi per il futuro del settore

Linea di assemblaggio auto

Il Green Deal dell’UE potrebbe compromettere l’industria europea, avverte il professore Cesare Pozzi della Luiss, sollevando dubbi sulla transizione verso i motori elettrici e sulle normative ambientali.

La transizione verso un’economia green procede in maniera ormai consolidata, ma non senza destare preoccupazioni, soprattutto nel settore industriale. Numerose voci si sollevano contro le possibili conseguenze negative di questo percorso per diverse filiere produttive, a partire da quella dell’automotive. Il dibattito attorno alla necessità di posticipare, modificare o persino annullare l’entrata in vigore delle nuove regolamentazioni sulle emissioni, prevista per luglio 2025, e del divieto sui motori endotermici a partire dal 2035, è acceso. Tuttavia, una soluzione definitiva non è ancora stata raggiunta.

“L’Europa è responsabile del 7% delle emissioni globali di CO2, e l’Italia di meno dell’1%. Gli obiettivi fissati dall’Unione Europea con il Green Deal non cambieranno il mondo, ma rischiano di compromettere il futuro dell’industria europea, in particolare dell’automotive,” ha dichiarato Cesare Pozzi, professore di economia industriale all’Università Luiss, in un’intervista a La Stampa. Pozzi ha inoltre evidenziato come “ci troviamo sicuramente di fronte a un problema complesso. I Paesi europei operano ciascuno in un contesto socio-economico distinto, mentre la Commissione Europea prosegue su istanze diverse. È evidente che per un Paese non produttore di automobili, il passaggio dai motori endotermici a quelli elettrici sia visto favorevolmente, ma per i Paesi storicamente produttori si tratta di una transizione complessa e delicata.”