Studenti incatenati a Genova: protesta per un centro antiviolenza all’Università

Due studentesse dell’Università di Genova protestano contro il rifiuto di istituire un centro antiviolenza nel campus, denunciando molestie e abusi di potere. La richiesta: interventi immediati dal rettore.
Questa mattina, due studentesse dell’Università di Genova, rappresentanti del collettivo studentesco “Cambiare Rotta”, si sono incatenate sotto il rettorato di via Balbi 5. La manifestazione è nata come reazione alla decisione dell’ateneo di non aprire un centro antiviolenza all’interno dell’università. “Oggi, come collettivo Cambiare Rotta, siamo incatenate sotto il rettorato di via Balbi 5”, hanno dichiarato le due ragazze in un video pubblicato su Instagram. “Non possiamo accettare il silenzio del rettore Delfino e il suo rifiuto di creare un centro antiviolenza all’interno dell’ateneo, un servizio minimo per rendere l’ambiente universitario sicuro e vivibile per tutti gli studenti”.
Le due manifestanti denunciano che giovedì scorso si è manifestato “chiaramente” il disinteresse delle istituzioni universitarie nel tutelare gli studenti, che continuano a subire episodi di molestie e abusi di potere da parte dei docenti. “Non ci accontentiamo di false promesse e soluzioni superficiali, ma pretendiamo una risposta ufficiale e immediata da parte del rettore”, aggiungono, “chiedendo che garantisca l’istituzione di un centro antiviolenza”.
Uno dei fatti che hanno innescato la protesta è legato a un’indagine della procura, che coinvolge un professore della facoltà di Architettura. L’accusa riguarda presunti abusi tramite l’uso di intelligenza artificiale per “spogliare” virtualmente alcune studentesse. “Non siamo vittime”, spiegano le studentesse in protesta, “e non possiamo accettare di dover subire queste dinamiche tossiche all’interno del nostro percorso di studi”.
Le due manifestanti contestano la narrativa della “mela marcia” che spesso tenta di giustificare casi di molestie, sostenendo che questo sia invece un problema sistemico. “Quello che è successo ad Architettura non è un caso isolato. Questo sistema permette e alimenta molestie e abusi di potere in ogni ateneo, a Genova come altrove. Come giovani e come studenti, siamo stanchi di vivere in un sistema corrotto fino al midollo”.
Infine, le rappresentanti di Cambiare Rotta invitano tutti a partecipare il 15 novembre alla seconda edizione del “No Meloni Day”, per manifestare contro gli abusi e per difendere il proprio futuro. “Non lasceremo questo luogo finché il rettore non prenderà provvedimenti concreti e immediati, istituendo un punto di ascolto antiviolenza nell’università. VITTIME MAI!”.