Truffa per borse di studio, 80 studenti coinvolti nell’operazione Fake Home

L’accusa è di frode per ottenere borse di studio illecite coinvolge 80 studenti stranieri, prevalentemente iraniani, indiani e pakistani,
L’accusa è di frode per ottenere borse di studio illecite coinvolge 80 studenti stranieri, prevalentemente iraniani, indiani e pakistani, nell’ambito dell’operazione «Fake Home» condotta dalla Guardia di Finanza. L’indagine, avviata in collaborazione con l’Ente Regionale per il Diritto allo Studio Universitario del Piemonte (Edisu), rivela il Corriere della Sera, si è concentrata sui contratti d’affitto riconducibili a un 37enne di origine ucraina residente a Torino. I quattro immobili di sua proprietà risultavano formalmente occupati da 66 studenti oltre ai reali inquilini, ma le locazioni erano fittizie, create per soddisfare i requisiti del bando per le borse di studio che prevedeva almeno 10 mesi di soggiorno in alloggi presso la sede universitaria.
Gli investigatori hanno scoperto che gli indirizzi indicati nelle autocertificazioni ricorrevano sistematicamente. Gli studenti, invece, vivevano altrove, spesso ospitati da amici, mentre il presunto locatario percepiva 500 euro per ogni contratto fasullo. Questo sistema, pubblicizzato tramite passaparola e social media, ha coinvolto anche un altro proprietario, un 34enne, che ha facilitato tre studenti nel medesimo raggiro.
Complessivamente, i giovani indagati avevano ottenuto borse di studio per un valore di 513.500 euro, in parte finanziate dal PNRR, e avevano beneficiato dell’esenzione dalle tasse universitarie. Per l’attuale anno accademico, Edisu ha già escluso 11 studenti sospetti dalla graduatoria.
Le conseguenze legali hanno portato alla denuncia di 26 persone, tra cui due proprietari di immobili, un intermediario e 23 studenti. Inoltre, 47 universitari sono stati multati per un totale di oltre 400.000 euro. Tra questi c’è Amir, 26enne del Politecnico, che ha accumulato debiti per circa 30.000 euro e rischia di vedersi annullare gli esami e tornare in Iran. Amir ha dichiarato: «Sono stato ingannato da un mediatore che ha preso la caparra ed è sparito. Tornare in Iran significherebbe affrontare due anni di leva obbligatoria e altri quattro negli ospedali militari». La Ministra dell’Università e della Ricerca, Anna Maria Bernini, ha espresso gratitudine alla Guardia di Finanza: «Abbiamo il dovere di garantire che le risorse pubbliche vadano agli studenti che ne hanno diritto».