Università di Firenze: studio sugli influencer e l’immagine corporea

Giovane ragazza tiene un vlog su alimentazione e fitness

Uno studio dell’Università di Firenze evidenzia il legame tra social media, influencer e insoddisfazione corporea nelle donne.

Filtri, pose artefatte e fisici scolpiti: il mondo degli influencer sui social media è una vetrina di perfezione attentamente costruita. Ma dietro queste immagini patinate si cela un effetto collaterale preoccupante: una crescente insoddisfazione corporea tra le donne. Oltre all’influenza di coetanei e familiari, oggi i social rappresentano uno dei principali fattori che incidono sulla percezione di sé, alimentando insicurezze e disturbi alimentari. A differenza dei media tradizionali, i social offrono un’interattività costante e una diffusione ininterrotta di contenuti, imponendo modelli estetici irrealistici. Tra foto ritoccate e vite ostentate, il confronto diventa inevitabile, spingendo molte utenti a mettere in discussione il proprio corpo.

Un recente studio condotto dall’Università di Firenze, dal titolo The Impact of Following Instagram Influencers on Women’s Body Dissatisfaction and Eating Disorder Symptoms, ha analizzato il legame tra il seguire influencer nei settori della nutrizione, del fitness e dell’intrattenimento e l’insorgenza di sintomi di disturbi alimentari (DE) e insoddisfazione corporea tra le donne su Instagram. L’indagine ha coinvolto un campione di 5060 donne tra i 18 e i 65 anni, attraverso un sondaggio veicolato da tre influencer italiane, una per ciascuna categoria. I risultati confermano quanto già da tempo segnalato dagli esperti: seguire influencer di nutrizione e fitness ha un impatto negativo sulla percezione del proprio corpo e sulle abitudini alimentari delle donne.

Gli effetti più dannosi emergono dalle interazioni con gli influencer di nutrizione: le loro follower hanno registrato punteggi significativamente più alti nei sintomi dei DE rispetto a chi segue profili fitness e di intrattenimento. Questo fenomeno può essere spiegato dalla maggiore esposizione a contenuti su dieta e perdita di peso, potenzialmente rischiosi per chi già manifesta vulnerabilità psicologiche, come l’interiorizzazione di ideali di magrezza, il confronto estetico e l’auto-oggettivazione. Anche i contenuti di thinspiration (corpi estremamente magri) e fitspiration (fisici scolpiti legati al fitness) contribuiscono all’insoddisfazione corporea, favorendo comportamenti pericolosi come diete drastiche e allenamenti eccessivi.

Gli esperti sottolineano che, se da un lato i social possono essere strumenti di divulgazione sulla salute, dall’altro la qualità dei consigli offerti dagli influencer è spesso discutibile. Lo studio ha rivelato che quasi due terzi dei 100 influencer fitness più seguiti promuovono modelli corporei irrealistici, incentivando diete restrittive e percezioni distorte del proprio corpo. Molti di loro non possiedono qualifiche adeguate e diffondono messaggi fuorvianti su nutrizione e benessere, come regimi alimentari non equilibrati, uso improprio di integratori e suggerimenti privi di fondamento scientifico.

I dati raccolti evidenziano che essere più giovani, avere un indice di massa corporea (BMI) più elevato, seguire contenuti di nutrizione e fitness e trascorrere molto tempo sui social media sono fattori associati a un maggior rischio di sviluppare sintomi di DE. In particolare, le follower degli influencer nutrizionali sono risultate le più vulnerabili, mentre quelle che seguono influencer di intrattenimento hanno registrato un impatto minore sulla propria immagine corporea.

Poiché la diffusione di influencer che si occupano di salute è un fenomeno recente, i ricercatori dello studio evidenziano la necessità di una maggiore regolamentazione della comunicazione online su questi temi. Le informazioni divulgate dovrebbero seguire non solo logiche di marketing, ma anche criteri di tutela del benessere. Anche gli utenti possono adottare strategie per proteggere la propria salute mentale: riconoscere la manipolazione delle immagini, seguire solo esperti certificati in nutrizione e fitness, ridurre il tempo trascorso sui social e spostare l’attenzione dalla forma fisica alla funzionalità del corpo. In caso di disagio, è fondamentale rivolgersi a professionisti della salute.

Non si tratta di smettere di seguire gli influencer, ma di distinguere tra ispirazione e pressione sociale, tra chi offre contenuti autorevoli e chi si improvvisa esperto. Anche da parte degli influencer sarebbe necessaria una maggiore responsabilità nell’evitare la promozione di standard estetici irrealistici e regimi alimentari dannosi. Secondo l’Academy of Nutrition and Dietetics, la comunicazione sui social dovrebbe seguire la regola dell’80/20: l’80% dei contenuti deve offrire un valore educativo e solo il 20% può essere autopromozionale.