Università e istruzione in Campania: il divario con il resto d’Italia

istruzione in Campania

Il tasso di passaggio all’università cala in Campania, mentre il numero di NEET resta elevato rispetto al resto d’Italia.

La Campania continua a registrare livelli di benessere nell’istruzione inferiori alla media nazionale e del Mezzogiorno, con criticità marcate per il tasso di passaggio all’università e l’alto numero di giovani che non lavorano né studiano (NEET). Lo evidenzia la seconda edizione del rapporto Istat ‘BesT’, che analizza il benessere equo e sostenibile nelle regioni italiane e nelle loro province, basandosi sugli indicatori del Bes dei territori.

Secondo il report, all’interno della regione emergono significative differenze tra le province. “Avellino mantiene il profilo migliore, con sei indicatori sopra la media regionale e due al di sopra della media nazionale. La città metropolitana di Napoli, invece, registra i risultati peggiori per lo stesso numero di indicatori, restando ben al di sotto della media-Italia”, sottolinea l’Istat. Nonostante un generale miglioramento rispetto al 2019, in Campania persistono segnali di criticità, con un numero maggiore di indicatori ancora lontani dai livelli pre-pandemia rispetto alla media nazionale e meridionale. In particolare, il tasso di passaggio all’università è diminuito, mentre nel resto d’Italia è in crescita.

Unico dato positivo riguarda la partecipazione al sistema scolastico dei bambini tra i 4 e i 5 anni, che nel 2022 ha raggiunto il 98,3%, superando la media nazionale del 94,0% e toccando il 99,3% nella città metropolitana di Napoli. Di contro, l’accesso ai servizi comunali per l’infanzia per i bambini tra 0 e 2 anni resta molto basso: in Campania la percentuale è del 5,5%, un terzo della media nazionale (16,8%) e inferiore anche a quella del Mezzogiorno (8,5%). Il valore più critico si registra a Caserta (1,1%), mentre le province di Salerno e Benevento superano la media meridionale con il 10,2% e il 9,6%.

Il divario più significativo rispetto all’Italia e al Mezzogiorno riguarda il passaggio all’università e l’incidenza dei NEET tra i 15 e i 29 anni. Nel 2022, la percentuale di neodiplomati che si sono iscritti all’università nello stesso anno del diploma si è fermata al 39,2%, con un distacco di 12,5 punti percentuali dalla media nazionale e di 8,2 dal Mezzogiorno. Nessuna provincia campana ha raggiunto la media meridionale, neanche Avellino, che ha ottenuto il dato migliore (44,2%). Inoltre, rispetto al 2019, la Campania ha registrato un ulteriore calo di quattro punti percentuali, in controtendenza con la stabilità dei livelli nazionali. Il peggioramento più marcato si è verificato a Salerno (-5,3 punti), che ha anche il tasso più basso (36,5%).

L’incidenza dei NEET, pur in miglioramento rispetto al 2019, rimane critica: nel 2023 il 26,9% dei giovani campani tra i 15 e i 29 anni non studia né lavora, un valore superiore di 11 punti alla media nazionale e di 2,2 rispetto al Mezzogiorno. La riduzione rispetto al 2019 (-7,3 punti) è stata più marcata rispetto alla media italiana (-6,0) ma meno intensa rispetto a quella meridionale (-8,2). Le province di Avellino e Salerno presentano i dati migliori, con incidenze rispettivamente del 18,7% e del 22,5%.

Nel 2023, in Campania il 56,8% della popolazione tra i 25 e i 64 anni ha almeno un diploma, contro il 65,5% della media nazionale e il 57,7% del Mezzogiorno. La percentuale di laureati tra i 25 e i 39 anni si attesta al 25%, con un divario di cinque punti rispetto alla media-Italia. Tuttavia, entrambi gli indicatori hanno registrato una crescita più marcata rispetto al resto del Paese, con un aumento di 4,1 punti percentuali per i laureati rispetto al 2019, contro il +2,6% a livello nazionale. Avellino guida la regione con il 68,9% di diplomati, superando la media-Italia e distanziando di 15,6 punti la città metropolitana di Napoli, che riporta il dato peggiore. Il divario è meno netto per la percentuale di laureati: Napoli si attesta al 24%, poco sotto la media meridionale (24,4%), mentre Avellino raggiunge il 28,4%, superando la media del Mezzogiorno ma rimanendo sotto quella nazionale.

Anche la formazione continua resta inferiore alla media nazionale: nel 2023, l’8,3% degli adulti campani ha partecipato a corsi di aggiornamento professionale, contro l’11,6% della media italiana e l’8,7% del Mezzogiorno. La provincia di Benevento ha ottenuto il risultato migliore (12,4%), superando la media nazionale, seguita da Avellino (11,1%). Napoli e Caserta, invece, si fermano al 7,5%.

Infine, la Campania continua a registrare valori preoccupanti per la preparazione degli studenti di terza media: il 57,7% presenta competenze numeriche insufficienti (+13,5 punti rispetto alla media italiana), mentre il 46,1% ha difficoltà in ambito alfabetico (+7,6 punti). Entrambi gli indicatori sono peggiorati rispetto al 2019, come nel resto del Paese, ma nella provincia di Avellino si è verificato un lieve miglioramento, in particolare per le competenze alfabetiche, che sono scese dal 37,9% al 35%. Al contrario, la città metropolitana di Napoli registra i dati più critici, con il 61% di studenti con competenze numeriche inadeguate e il 49,1% con difficoltà nella lettura, entrambe in peggioramento rispetto al pre-pandemia.