Bernini: “Non temo la fuga dei cervelli, ma voglio farli tornare”

Anna Maria Bernini

Il ministro Bernini ribadisce l’importanza di investire in infrastrutture di ricerca per riportare in Italia i talenti emigrati.

“Non temo la fuga dei cervelli, bisogna dare a tutti la possibilità di andare all’estero e, al tempo stesso, creare le condizioni per farli tornare. È il nostro dovere, questa è la sfida”. Così il ministro dell’Università e della Ricerca, Anna Maria Bernini, è intervenuta all’evento ‘Ricerca e futuro. Il contributo dell’industria farmaceutica per la salute di domani’, organizzato a Roma da Farmindustria. Per il ministro, la chiave per riportare in Italia i talenti emigrati è investire in grandi infrastrutture di ricerca, che consentano ai giovani di rimanere in contatto con la comunità scientifica internazionale sviluppata anche durante la difficile stagione della pandemia.

“Non ho paura della fuga dei cervelli – ha ribadito Bernini – ma temo il pessimismo cosmico che la accompagna. I cervelli non fuggono, vanno all’estero per arricchire il loro percorso e poi tornano”. Il ministro ha sottolineato l’importanza di offrire a tutti questa opportunità, ricordando che sono stati stanziati 880 milioni di euro in borse di studio, il livello più alto mai raggiunto. “Mi fa piacere pensare – ha aggiunto a margine dell’incontro – che ciascuno possa seguire i propri talenti e aspirazioni. Chi vuole andare all’estero ma non ha i mezzi deve essere sostenuto. Per questo, grazie anche ai fondi del Piano nazionale di ripresa e resilienza, abbiamo creato un sistema di borse di studio molto solido. Ciò che per alcuni è una necessità, per altri è un sogno da realizzare. Il nostro compito è garantire a chi ha talento di svilupparlo dove ritiene più opportuno”.

Bernini ha infine ribadito che il ritorno dei talenti in Italia dipende dalle condizioni offerte dal Paese. “Non bastano sgravi fiscali, se poi chi rientra si trova chiuso in una stanza con un computer, isolato dalla sua comunità scientifica, perché in questo modo non torneranno. Dobbiamo investire in infrastrutture di ricerca e garantire le condizioni adeguate per valorizzare il capitale umano. Tocca a noi alimentare continuamente la ricerca e le strutture che la rendono possibile”.