Torino, la sfida dei “Vuoti a Rendere”: gli atenei scendono in campo contro le case sfitte

Parte l’iter consiliare della delibera popolare per censire e rimettere sul mercato gli alloggi vuoti. Università e centri di ricerca pronti a collaborare con studi e mappature
Torino si prepara a discutere una proposta che potrebbe rivoluzionare il mercato immobiliare locale. Questo pomeriggio prende ufficialmente il via l’iter consiliare della delibera popolare “Vuoti a Rendere”, un’iniziativa che ha raccolto il sostegno di quasi 2.000 cittadini con l’obiettivo di censire e riattivare gli alloggi sfitti. Il nodo centrale è chiaro: in una città in cui la crisi abitativa è sempre più pressante, si può lasciare un enorme patrimonio immobiliare inutilizzato? Il coordinamento promotore dell’iniziativa include realtà diverse, dai sindacati ad Arcigay, dalle Case di Quartiere a Acmos e allo Sportello Prendo Casa. Il testo della delibera prevede non solo il censimento degli immobili vuoti, ma anche possibili sanzioni e persino requisizioni per i grandi proprietari che li mantengono sfitti.
Qual è la posizione della politica sulla delibera “Vuoti a Rendere”?
L’iniziativa ha già innescato un acceso dibattito politico. Da una parte, esponenti del centrodestra e alcuni del Partito Democratico si sono dichiarati contrari alla proposta, preoccupati per eventuali misure coercitive e per il possibile impatto sulle dinamiche del mercato. Dall’altra, cresce il sostegno da parte delle istituzioni accademiche. “Torino sta vivendo un intenso dibattito pubblico sull’utilizzo del patrimonio abitativo e riteniamo che anche l’università possa contribuire attivamente”, affermano i ricercatori del Future Urban Legacy Lab (Full) del Politecnico di Torino e del centro studi urbani Omero dell’Università di Torino. La loro offerta è chiara: supportare gratuitamente l’iniziativa con analisi, studi e mappature per dare un fondamento scientifico alle decisioni politiche.
Quale contributo possono offrire gli atenei torinesi?
I centri di ricerca Full e Omero si dicono pronti a mettere in campo una collaborazione che va oltre la semplice consulenza. “Se coinvolti in attività didattiche, il supporto sarà gratuito; altrimenti, siamo pronti a garantire copertura economica per azioni mirate”, spiegano. L’obiettivo è costruire un quadro analitico basato su dati concreti, ispirandosi anche ad altre esperienze italiane. Un esempio viene da Bologna, dove un recente studio ha individuato tra i 13.500 e i 15.300 alloggi sfitti. Torino potrebbe avere numeri ancora più elevati. La domanda è inevitabile: quanto può incidere una mappatura accurata per risolvere la crisi abitativa?
Torino seguirà l’esempio di Bologna?
L’idea di un censimento degli alloggi sfitti è già stata testata in altre città, con risultati significativi. Bologna ha avviato studi approfonditi che hanno portato a una maggiore consapevolezza del fenomeno e a politiche mirate per incentivare il rientro degli immobili nel mercato. “Se a Torino la situazione dovesse rivelarsi ancora più grave, potremmo essere di fronte a un’opportunità unica per intervenire con misure efficaci”, sottolineano gli esperti. Tuttavia, resta da capire quale sarà la risposta del Comune e se le misure proposte incontreranno resistenze o aperture.
La città è pronta a riattivare il patrimonio immobiliare?
Torino si trova davanti a un bivio. L’iter consiliare della delibera “Vuoti a Rendere” potrebbe rappresentare una svolta nella gestione della crisi abitativa, ma richiede un’ampia convergenza tra istituzioni, politica e mondo accademico. “Rimettere in circolo le case sfitte non è solo una questione economica, ma anche sociale e culturale”, concludono i promotori. Il dibattito è aperto e l’esito è ancora incerto, ma una cosa è chiara: il tema dell’abitare è più che mai al centro dell’agenda politica torinese.