Università di Torino in crisi: congelati 12,5 milioni per la ricerca, monta la protesta

Università di Torino in crisi

Docenti e ricercatori contestano il rettore Geuna per la gestione del deficit e il blocco dei fondi destinati alla ricerca: tensione crescente nell’ateneo torinese.

Un buco di 12,5 milioni di euro nel bilancio dell’Università di Torino ha innescato una serie di polemiche e reazioni indignate all’interno della comunità accademica. La decisione del rettore Stefano Geuna di congelare parte dei fondi per la ricerca locale (Rilo) ha scosso profondamente docenti e ricercatori, non solo per il merito della misura ma soprattutto per le modalità con cui è stata comunicata.

«Ho trovato poco rispettoso il modo in cui il congelamento dei fondi per la ricerca locale è stato comunicato a noi direttori di Dipartimento – ha dichiarato Paolo Cozzo, direttore del Dipartimento di Studi Storici –. Siamo parte di un’istituzione che dovrebbe confrontarsi e relazionarsi con trasparenza e reciproco rispetto». Una critica, riportata da La Stampa, che riflette il malcontento generale, emerso durante la discussione sul bilancio di previsione per il prossimo anno, in cui i senatori accademici hanno espresso un parere favorevole al bilancio, ma condannando le modalità gestionali della vicenda.

Il rettore Geuna ha giustificato il congelamento dei fondi come una necessità per affrontare il deficit, specificando che riguarda le somme assegnate nel 2023, in scadenza a settembre 2025, e non quelle dell’anno corrente. «Speriamo di poterli ridare il prima possibile – ha affermato Geuna davanti al Senato –. Ci impegniamo almeno a restituire una quota parziale entro aprile, dando priorità a chi ha maggiori necessità, come i giovani o chi non ha altri fondi alternativi. Chi ne ha, pazienti un po’ di più».

Nonostante queste rassicurazioni, molti accademici rimangono preoccupati. «Mi appello al senso di responsabilità dell’ateneo: non devono esserci margini di ambiguità rispetto allo scongelamento delle risorse – ha sottolineato Anna Caffarena, direttrice del Dipartimento di Culture Politiche e Società –. È anche una questione di fiducia». Ciò che ha generato maggior sconcerto, però, è stata la comunicazione del provvedimento. Il 5 dicembre, una email inviata dalla direzione del bilancio ha annunciato il congelamento senza alcun preavviso o documentazione ufficiale. «Mi sento offeso, trattato come un bambino – ha dichiarato Bruno Maida, docente di Storia –. Questa decisione è stata presa dagli uffici senza neanche consultare il Consiglio di amministrazione. È assurdo».

Questo stile comunicativo, considerato inadeguato, ha ulteriormente alimentato il risentimento nei confronti della governance dell’ateneo. L’approvazione del bilancio da parte del Consiglio di amministrazione, prevista per domani, si preannuncia cruciale per definire gli sviluppi di questa vicenda.

Nel pomeriggio di lunedì, il Coordinamento UniTo ha convocato un’assemblea insieme ai ricercatori precari per discutere le possibili strategie contro i congelamenti e i tagli. Una professoressa, intervenuta dalla platea, ha dichiarato: «Se i fondi per la ricerca sono il nostro ossigeno, dobbiamo bloccare tutto». Tra le proposte emerse, c’è quella di sospendere i bandi per nuovi posti da professore ordinario, risparmiando sugli stipendi per finanziare il reclutamento dei ricercatori precari. «Sarebbe un gesto di responsabilità», ha sottolineato un docente.

La tensione era già alta in mattinata, quando l’Assemblea dei precari ha interrotto i lavori del Senato accademico per presentare una mozione contro la riforma del pre-ruolo promossa dalla ministra Bernini. Tuttavia, il Senato ha preferito approvare una mozione che abbassava i toni, evitando prese di posizione nette. «Nonostante la nostra mozione fosse già stata approvata dalla maggior parte dei consigli di Dipartimento – si legge in un comunicato dell’Assemblea dei precari – chi siede in Senato ha mostrato tutto il proprio disinteresse e il rifiuto ad ascoltare la voce della comunità che dovrebbe rappresentare in quella sede».

L’Università di Torino si trova in una fase di crisi gestionale e di fiducia. La comunità accademica, che dovrebbe essere al centro delle decisioni strategiche, chiede maggiore trasparenza e dialogo. Il congelamento dei fondi, pur motivato dalla necessità di far fronte a un buco di bilancio senza precedenti, rischia di compromettere non solo le attività di ricerca, ma anche il clima di fiducia e collaborazione all’interno dell’ateneo.