Università di Padova: Nuove Scoperte sugli Effetti del Volo Suborbitale

Lo studio dell’Università di Padova svela gli effetti biologici di brevi voli suborbitali sui piloti italiani.
Esplorare lo spazio non è più un’esclusiva degli astronauti professionisti, ma una possibilità sempre più accessibile anche ai civili. Tuttavia, questa nuova opportunità solleva importanti interrogativi sulle risposte biologiche del corpo umano, specialmente per chi affronta missioni nello spazio senza un’adeguata preparazione o acclimatazione agli ambienti estremi. Sebbene negli ultimi decenni siano stati condotti numerosi studi sulle modificazioni indotte dalla microgravità su ormoni, sistema immunitario, risposte infiammatorie e comportamentali, la maggior parte di queste ricerche si è basata su simulazioni a terra o modelli sperimentali.
Un recente studio, guidato dal professor Gerardo Bosco del Dipartimento di Scienze Biomediche dell’Università di Padova e dalla professoressa Simona Mrakic-Sposta del CNR di Milano, ha esplorato gli effetti biologici di un volo suborbitale su tre piloti dell’aviazione italiana durante la missione commerciale Galaxy 01. Questo studio ha permesso di evidenziare cambiamenti significativi in parametri biologici fondamentali subito dopo il rientro sulla Terra.
Utilizzando tecniche innovative come il prelievo di campioni di saliva attraverso una semplice salivette, i ricercatori hanno rilevato che anche brevi permanenze nello spazio, come i 60 minuti della missione Galaxy 01, possono alterare i livelli di molecole cruciali per il controllo dello stress e delle capacità cognitive. “Abbiamo registrato un netto calo dei livelli di dopamina, fondamentale per il controllo del movimento e delle risposte emotive, accompagnato da un aumento del BDNF, una proteina essenziale per lo sviluppo e la comunicazione delle cellule nervose – ha spiegato il professor Bosco -. Queste variazioni indicano una risposta iniziale allo stress, come confermato dall’incremento del cortisolo, l’ormone tipico delle condizioni di affaticamento e tensione fisica o mentale.”
La professoressa Mrakic-Sposta ha aggiunto: “Il volo suborbitale comporta una riduzione dei fattori che normalmente contrastano i radicali liberi dell’ossigeno, creando condizioni di stress ossidativo generalizzato. Abbiamo anche osservato un aumento di molecole legate alla risposta infiammatoria.”
Il dottor Angelo Landolfi, uno dei piloti della missione Galaxy 01, membro del servizio sanitario dell’Aeronautica Militare italiana e docente all’Università di Padova, ha sottolineato: “Questi fattori, in caso di esposizioni ripetute ai voli suborbitali, potrebbero causare stress sistemico e alterazioni delle funzioni cognitive.”
Nonostante lo studio abbia coinvolto solo tre astronauti, tutti uomini e coetanei, rappresenta un importante passo avanti nella comprensione dei rischi legati ai viaggi spaziali, soprattutto in caso di missioni prolungate o ripetute in brevi periodi, senza adeguato addestramento. Lo studio, intitolato Short-term suborbital space flight curtails astronauts’ dopamine levels increasing cortisol/BDNF and prompting pro-oxidative/inflammatory milieu, è stato pubblicato sulla rivista Military Medical Research. Questa rivista si occupa di medicina militare e di ricerca traslazionale su come condizioni ambientali estreme possano influenzare il corpo umano, includendo lo stress post-traumatico.