Bernini: «Record di fondi per l’università italiana, investiti 9,4 miliardi»

Il ministro Bernini annuncia investimenti record: più fondi, più docenti, più opportunità per studenti e ricercatori.
«Abbiamo messo tanti fondi sull’università italiana, questo è l’anno record: abbiamo investito 9,4 miliardi di risorse, 336 milioni in più rispetto all’anno scorso. Abbiamo sbloccato i contratti di ricerca e li abbiamo finanziati con 38 milioni. Stiamo continuando a finanziare la ricerca in maniera potente, perché ci crediamo». Lo ha dichiarato il ministro dell’Università e della Ricerca, Anna Maria Bernini, durante un convegno dedicato al sistema accademico italiano.
Bernini ha evidenziato i progressi compiuti negli ultimi anni: «Vogliamo migliorare, vogliamo fare sempre meglio. L’università sta bene: gli immatricolati aumentano, così come i professori ordinari e associati. Siamo a un livello record, con 3.500 docenti in più negli ultimi anni, ma vogliamo ancora crescere. Il vero risultato è più soldi, più opportunità, più organico, più studenti». Il ministro ha sottolineato che il governo e il ministero hanno investito maggiormente nell’università per sostenere i giovani e la ricerca, ampliando anche le possibilità di accesso con borse di studio. «I dati presentati oggi sono ottimi», ha concluso.
Secondo Stefano Paleari, consigliere del ministro dell’Università e della Ricerca, «il sostegno all’università non è un finanziamento d’ufficio, ma un atto politico». Anche il sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Alfredo Mantovano, ha ribadito la necessità di interventi strutturali: «Servono azioni inedite, rapide, che richiedono un cambiamento nell’approccio, una discontinuità. Una nuova organizzazione e una nuova governance non significano un’università più debole e meno libera, ma esattamente il contrario».
Mantovano ha inoltre sottolineato come, nonostante le difficoltà globali degli ultimi anni – dalla crisi finanziaria alla pandemia – l’Italia abbia mantenuto una forte capacità di innovazione. «La crescita della domanda di nuovi brevetti è superiore alla media europea, con un incremento dell’1,4%. Nel contesto geopolitico ed economico mondiale, il nostro sistema di ricerca e innovazione deve rispondere a due esigenze: valorizzare ulteriormente le potenzialità dell’università e proteggere il sistema da infiltrazioni indebite di governi stranieri».
Sulla visione dell’università italiana è intervenuto anche Ernesto Galli della Loggia, professore emerito della Scuola Normale di Pisa, il quale ha espresso la necessità di un sistema accademico strettamente legato all’interesse pubblico. «L’università non può non avere come punti di riferimento la Repubblica e la sua Costituzione», ha affermato.